Nella ridente frazione di Bargi, affacciato sullo splendido lago di Suviana e presentato da una magnifica scalinata fiancheggiata da alte siepi rinascimentali, si trova il raffinatissimo palazzo-museo Comelli, che prende il nome da una potente famiglia di notai bolognesi.
Il palazzo sorge sulla struttura di una casa torre, riconoscibile nella parte centrale della struttura, che ha origini antichissime, presumibilmente del XII secolo. Nel tardo 1500, la famiglia Comelli prende in mano il palazzo, dopo che una pestilenza aveva praticamente spazzato via i precedenti inquilini e vicini.
E’ l’inizio dell’epoca d’oro per il castello dei Comelli. Intorno alla struttura sorgono case per la servitù, stalle, botteghe, un piccolo villaggio con tanto di chiesetta presente ancora oggi.
Il palazzo rappresenta un monumentale esempio di architettura medioevale bolognese, ed è articolato su sale e ampie coorti trasformate oggi in un museo sulla vita in montagna in epoca medioevale, la cui visita è guidata dall’associazione culturale i cui contatti trovate in fondo alla pagina.
Intorno al palazzo si districano diverse strade, fontane monumentali e viottoli, che costituiscono la parte abitativa riservata ai coloni e l’Oratorio di Santa Maria in Porcole.
Frutto di ampliamenti avvenuti nel corso dei secoli su preesistenze medievali, la residenza si articola attorno a suggestive corti interne assieme alle dimore dei coloni, le stalle, i fienili. Verso valle si apre l’imponente facciata maestra, sul cui timpano triangolare spicca lo stemma di famiglia, mentre sul lato sud troneggia un enorme orologio solare dove il volto di un sole ridente mostra le linee orarie.
All’interno, su imponenti cantine e galere, gli ambienti del piano nobile, di sobria ma raffinata eleganza, densi di storia e di memorie, testimoniano ancora la presenza viva di Gian Battista, l’ultimo Comelli che vi abitò stabilmente.
Palazzo Comelli al suo interno comprende anche il “Museo del Carraio”.Questo patrimonio che appartiene alla storia dell’Appennino, in particolar modo a Giuseppe Gandolfi, che insieme a sua sorella Paola ha voluto donare al comune di Camugnano gli attrezzi e alcuni manufatti appartenuti a suo padre Enrico.
Oggi il Maniero è aperto e visitabile su prenotazione al numero riportato nell’icona Telefono. Oppure tutta l’estate (fino al 30 ottobre) le domeniche alle 16 per il tour visita programmato con concerto alle 17.
- Published: 24 Aprile 2025
